LUISAVIAROMA EDITORIAL
Firenze, 10 / 2014

Gufram da Luisa Via Roma

Luisaviaroma.com ospita una selezione dei prodotti Gufram. Questa nuova e riuscita collaborazione è stata celebrata con un editoriale fatto di stupende immagini che creano un divertente ed originale dialogo tra moda e design, dove i prodotti Gufram diventano lo scenario surreale di un colorato delirio domestico. Assolutamente da leggere l'intervista con il nostro capotribù Charley Vezza.

Cosa implica portare avanti un marchio così importante della storia del design?
E’ un’esperienza stupenda e allo stesso molto difficile che si traduce in una costante sfida quotidiana. La grande eredità culturale di Gufram può essere un’arma a doppio taglio, da un lato è una chiave che può aprire molte porte ma dall’altra parte c’è il rischio di soccombere al di sotto del suo peso massimo. Inserire in catalogo nuovi prodotti poi è un operazione molto delicata. Non è sufficiente ingrandire di scala un oggetto di uso comune perché diventi un’icona Gufram, deve essere un progetto capace di raccontare una storia dall’ironia dissacrante ed intelligente, la capacità di diventare una narrazione affascinanti che va oltre i materiali e le forme con cui si presenta.

Qual è il rapporto tra arte, artigianato e design nella produzione di Gufram?
Nel caso di Gufram, presentare l’arte applicata al design come una cosa semplice da realizzare richiede una profonda conoscenza della tecnica. Per realizzare i nostri prodotti morbidi senza l’imbottitura in tessuto ci avvaliamo del nostro Guflac, un prodotto a base naturale che riesce a ricreare una pelle protettiva unica nel suo genere. Ovviamente la formula è segreta, si conoscono gli ingredienti ma è la continua capacità di innovare le metodologie di applicazione del Guflac che ci permette di realizzare a mano continue follie al limite della riproducibilità: dal portabiti Cactus al Pratone, la seduta lounge che sembra una zolla di prato fuori scala. Sfido chiunque a replicarli. E’ impossibile. Quindi non possono esistere dei falsi. E’ il valore aggiunto di Gufram: l’autenticità ed originalità. Non è un caso quindi se le icone prodotte da Gufram sono pezzi da collezione custoditi nei più importanti musei del mondo e nelle case più belle in tutti e quattro gli angoli del globo.

Quali pezzi Gufram avete a casa vostra?
Ovviamente tutti e mixati con mobili di altri stili con cui creano un’affinità eccezionale. Il divano BOCCA disegnato da Franco Audrito dello Studio 65 è in intimità con dei side-table artigianali in legno di cocobolo che ho acquistato in Costa Rica. Il Capitello ha creato un dialogo pazzesco con delle anonime sedie della fine degli anni ’80 con un timbro marcatamente post modernista che ho scovato da un rigattiere nel quartiere Marolles di Bruxelles.

Qual’è un fatto poco conosciuto su Gufram?
Giacomo, è stato il primo tra le maestranze Gufram dell’epoca a lavorare sul Cactus. Era il 1972, all’epoca era un ragazzino. Oggi è ancora lui che se ne prende cura in produzione dalla sbavatura a mano alla verniciatura completa dei piccoli dettagli.

Raccontaci qualcosa della tua relazione con i designer.
Gufram per i designer è considerato un playground: un universo parallelo dove i limiti possono essere annullati. Gufram viene considerata una piattaforma di confronto tra loro stessi, il loro linguaggio e la storia del design. E poi scoprono che è vero anche tutto il contrario perché nascono delle amicizie vere che vanno oltre il rapporto azienda/progettisti. E’ da questo punto di partenza che nascono i prodotti più coraggiosi e azzardati, l’incontro con Maurizio Cattelam e Pierpaolo Ferrari che ha dato vita alla capsule collection firmata Toiletpaper è l’esempio più calzante. La verità poi è che insieme ci divertiamo un mondo.

Qual’è il movimento artistico che preferisci? E perchè?
Si tratta della Pop Art, movimento con cui Gufram possiede una speciale affinità. Del resto ed in maniera quasi inconsapevole Gufram ne è parte integrante per caratteri estetici, tempi e dinamiche espressive. Non è un caso infatti se la mostra POP ART DESIGN curata da Mathias Schwartz-Clauss, tra le più complete sul movimento, che l’anno scorso è stata ospitata alla Barbican Gallery di Londra e dal prossimo anno farà diverse tappe negli Stati Uniti, porta con se’ cinque delle icone Gufram: Capitello, Bocca, Pratone, Cactus e Leonardo, quest’ultimo un prototipo che abbiamo intenzione di tirare fuori dall’archivio storico.

Quali caratteristiche condividono Gufram e LUISAVIAROMA?
Credo sia l’idea di luxury che è comune, basata sul valore dei contenuti. E poi l’attitudine a captare prima degli altri quei trend capaci di ramificarsi in forme compiute in diversi campi di applicazione, sapendo scegliere tra quello che ha vita breve e quindi non apporta contributi di sostanza e quello che invece si traduce in un oggetto o un prodotto di culto.

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